Non si sa sempre riconoscere che cosa è che ti rinchiude, che ti mura vivo, che sembra sotterrarti, eppure si sentono non so quali sbarre, quali muri. Tutto ciò è fantasia, immaginazione? Non credo, e poi uno si chiede: ”Mio Dio, durerà molto, durerà sempre, durerà per l’eternità?” Sai tu ciò che fa sparire questa prigione? E’ un affetto profondo, serio. Essere amici, essere fratelli, amare spalanca le prigioni per potere sovrano, per grazia potente.

Vincent Van Gogh - Lettera a Theo

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(I come sempre che sono più belli dei per sempre.)

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Io non lo so su che cosa litigano le persone normali, però vi assicuro che si può litigare pure sul numero dei minuti di cottura della pasta.

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La conta delle cose belle.

Suona la sveglia mentre sto sognando di essere in libreria con dei bimbi a scegliere favole. Fa freddo ma il cielo è azzurro azzurro, limpidissimo. Sul lettino della stanza in cui faccio fisioterapia trovo un giornalino dei tre porcellini, è coloratissimo e ogni colore esce dai bordi. Incontro un bimbo con degli splendidi occhiali blu, gli dico 'ciao' e lui mi sorride. Torno a casa e mangio una ciambella gigante. 

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bible-jpg: Fog and evening lights

bible-jpgFog and evening lights

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Momento gelato.

Oggi pomeriggio ero in gelateria a mangiare la mia bella coppetta crema, nutella e kinder cereali. Seduto al tavolo di fianco al mio c’era un bimbo, appena uscito dall’asilo, con il suo papà, e il signor papà era parecchio nervoso, o meglio impaziente. Nell’arco di due minuti l’ho sentito dire al figlio almeno tre volte: ”ti sbrighi a mangiare? Il gelato si scioglie! Non ti puoi guardare attorno mangia e basta, veloce!”, fino a quando non l’ha preso e l’ha portato via dicendogli: ”te lo mangi a casa!”. Ecco, ora, io non sono una mamma, e chissà quando lo diventerò, però il gelato lo mangio, pure abbastanza spesso, e se c’è una cosa che odio è quando qualcuno mi mette fretta mentre mangio, soprattutto la mia coppetta. Sono la persona più lenta sulla faccia della terra a mangiare, per un gelato ci metto una cosa come un quarto d’ora e anche di più ed è inutile dirmi: ”mamma mia quanto sei lenta!” perché io non modifico la mia velocità, se ti va aspetti, sennò aspetti lo stesso. Essendo così lenta il gelato, come diceva il signor papà, mi si scioglie, però io non me ne curo perché se ho deciso di entrare in una gelateria e sedermi ad un tavolino è perché fretta non ne ho. Il gelato mi si scioglie un po’ sul tavolino e un po’ sulle mani, poi a volte, sì, mi sporco perfino il naso!, e al momento di andare via passo altri cinque minuti a pulire tutto (perché non è affatto carino lasciare tutto sporco), però quello è il mio momento-gelato!, il mio momento con il cibo e nessuno nessuno nessuno può rompermi le scatole. Mentre mangio mi guardo attorno - per esempio oggi la televisione era sintonizzata su un canale musicale e davano Monster, vuoi che non canti almeno il ritornello fra una cucchiaiata e l’altra? - oppure conto il numero di gelati sullo specchio - sì, questa gelateria ha uno specchio con tanti coni verdi colorati stampati sopra - o ancora mi fisso a guardare le torte esposte in vetrina - sono belle, come si fa a non guardarle un po’? - e quindi il momento-gelato diventa una cosa quasi interminabile. E perciò, mentre guardavo quella scena, mi è venuto da pensare: ma se tutto questo tempo ce lo metto io a quasi ventidue anni, se io sgocciolo, mi sporco, mi guardo attorno, perché non lo può fare un bimbo di quattro-cinque anni? Che se pure si scioglie ‘sto gelato ma ‘sti cavoli! è buono lo stesso.

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Sto leggendo 'L'odore del sangue' di Goffredo Parise. L’autore scrisse questo romanzo nell’estate del 1979, pochi mesi dopo aver subito un infarto e aver applicato quattro by-pass (due anni dopo entrò in dialisi e cinque anni dopo morì). Appena ultimato lo chiuse in un cassetto e lo rilesse solo pochi giorni prima di morire, senza apporvi alcuna correzione. Il romanzo è perciò costellato qua e là di ripetizioni, sviste, parole mancanti inserite fra parentesi e penso che sia una fortuna poter leggere un libro così, così come è nato la prima volta dalla penna dell’autore. Perché sì, anche il più bel libro che posso esistere, almeno all’inizio, era pieno di errori e di imperfezioni, come ogni cosa.

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Storie di famiglia #43 - Insieme

Tra le cose che più mi piacciono in casa mia c’è quella di mangiare tutti insieme. Ormai il numero di persone presenti a pranzo o a cena cresce via via che passa il tempo. Di solito eravamo solo cinque ma ormai siamo sempre più spesso sei, sette, a volte anche dieci, e il tavolo della mia cucina è piccolo anche per cinque persone soltanto. Mio padre ha provato a chiedere a mia mamma: ”ma che dici, lo cambiamo questo tavolo? Ormai non ci stiamo più”, e la risposta di mia mamma è stata: ”eh, mo’ vediamo”, che a casa mia significa ‘no’, oppure un ‘sì’ ma molto lontano. Perché nonostante la mia non sia per niente una famiglia perfetta, nonostante i problemi, i litigi, nonostante i giorni belli e brutti, ci saranno sempre due momenti nella giornata in cui tutti prenderanno il loro posto (sempre quello) a fianco dell’altro, e un semplice e comunissimo tavolino può significare tanto, tanto come famiglia. 
E questa è una di quelle cose che vorrò assolutamente anche in casa mia.

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Sto aspettando due email.
Nella prima trovo scritto esattamente quello che non vorrei leggere.
La seconda non arriva proprio.

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forest-dreams: (Letter to Kasia | Flickr)

forest-dreams: (Letter to Kasia | Flickr)

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